Home    Il Crystal Palace di Londra e l’inizio dell’architettura biomimetica

L’edificio in ferro e vetro, realizzato in occasione della prima Esposizione Universale (1851) e andato distrutto in un incendio, è considerato il primo esempio di progettazione ispirata alla natura. La sua struttura replicava quella delle ninfee: leggera e in grado di massimizzare l’esposizione alla sole.

Ferro e vetro per imitare le ninfee, così nacque il Crystal Palace

Chi oggi passeggia nel verde di Hyde Park, uno dei parchi più famosi di Londra, stenta a credere che questo giardino perfettamente curato sia stato teatro della prima Esposizione Universale. Invece è così. Correva l’anno 1851 e in quell’occasione, per sei mesi, un gigante di ferro e vetro troneggiò su Hyde Park, a Londra. Si trattava del Crystal Palace, un edificio estremamente innovativo. Un’opera importante e complessa, ideata dall’architetto Joseh Paxton, che nel progettarla si ispirò alla natura ed in particolare alla ninfea Victoria Amazonica. Gli echi di questa pianta si ritrovavano soprattutto nelle nervature radiali che caratterizzavano la facciata principale e, più in generale, nella realizzazione di un struttura molto leggera e capace di massimizzare l’esposizione ai raggi solari. Proprio come fanno le ninfee, distese sugli specchi d’acqua.

Purtroppo il Crystal Palace non ebbe vita lunga. Nel 1952 fu smontato e spostato in un’altra zona di Londra, Sidenham Hill. Con l’occasione venne anche modificato. La volta a botte, prima presente solo sul transetto, fu ampliata a copertura dell’intera costruzione per dare spazio agli alberi che crescevano all’interno. Inoltre, ai lati dell’edificio vennero posizionate delle torrette dove immagazzinare l’acqua con cui venivano irrigate le piante. Nel 1936, però, un incendio distrusse completamente il palazzo, che oggi non esiste più.

L’architettura biomimetica

Del Crystal Palace, però, è rimasto lo spirito pioneristico che lo animava. L’edificio, infatti, è stato il primo concreto esempio di architettura biomimetica, ovvero che adotta soluzioni mutuate dalla natura. Oggi la biomimetica offre all’architettura, e non solo, numerosi prodotti e spunti di ricerca, come le vernici basate sul Lotus Effect o gli edifici costruiti imitando l’isolamento termico dei nidi di termiti.

Nello specifico, il Lotus Effect è una particolare tintura per esterni ispirata al fiore di Loto. Le foglie di questa affascinante pianta, infatti, sono impermeabili all’acqua che, una volta posatasi sulla loro superficie, scivola rapidamente via portando con sé sporcizia ed insetti. Questo rende il Loto “auto pulente”. Lo studio di questo meccanismo ha porto alla creazione di vernici per esterni che si mantengono pulite a lungo, abbattendo i costi di manutenzione.

Un filone su cui ci si aspettano grandi risultati dalle ricerche di biomimetica è quello del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale. All’avanguardia in questo campo è l’Eastgate Center di Harare, in Zimbabwe. Un immenso centro commerciale con annessi uffici che ha una caratteristica sorprendente: non è dotato di alcun impianto classico di ventilazione, nonostante si trovi in una città  particolarmente calda. Questo perché è stato progettato ispirandosi ai nidi delle termiti di cui imita la capacità di auto raffreddamento. Il risultato è una struttura che consuma il 10% dell’energia di un centro di analoga grandezza ma edificato con tecniche tradizionali.

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